Dialetto Veneziano

Dialetto Veneziano

Il dialetto veneziano, inserito nel vasto territorio dei dialetti neo-latini e franco-veneti, è grazioso, dolce, insinuante, rapido, come lo definiva a metà Ottocento il Moroni nel suo noto Dizionario; dolcezza ricondotta dal Romanin nella sua Storia documentata di Venezia addirittura ad antichissime ascendenze ioniche. Ma del latino antico mantiene parecchi termini, come gli esemplari, fra i molti, calegher («caligarius», ciabattino); pistòr («pìstor», fornaio); altri, soprattutto di vita marinara e commerciale, sono stati imprestati dal bizantino, quali caréga (sedia), bastàsi (facchini), spiénza (milza).

Il Dialetto Veneziano conobbe una propria dignità letteraria in campo poetico, e bastino i nomi del Giustiniani, Venier, Baffo, Gritti e Buratti; in campo storico giova solo ricordare i celebri «Diarii» cinquecenteschi del Sanudo; in campo teatrale infine, con le commedie di Carlo Goldoni e di Giacinto Gallina esso ha travalicato l'area locale per inserirsi nella letteratura nazionale.

Per quel che concerne la Pronuncia, il dialetto veneziano si caratterizza con una musicalità cantilenante a suoni molli, vivacissima soprattutto nelle aree periferiche da Burano a Pellestrina e Chioggia, che si rende evidente in cadenze di tonalità oscillanti a regole fisse, in particolare in bocca alle donne, ai bambini e ai pescatori, quasi che nella parlata si rinnovi il movimento armonioso delle onde. Si aggiunga il raro uso delle consonanti doppie (ma non sempre): in Venezia i tipici cossa fato? (cosa fa?), cossa diselo? (cosa dice?), e a Burano la caratteristica di raddoppiarle anche tre e quattro volte (si veda l'esemplare édddilo per vedilo); e anche l'impiego della elle, appena scivolata sulle labbra, in gondola. Il veneziano preferisce le vocali dolci come la i al posto della e (la mi diga, per me diga del terrafermiero); la caduta delle consonanti interne, sul tipo dell'esemplare goldoniano siora mare (signora madre), fio mio, fia mia (figlio mio, figlia mia), bela fia (bella ragazza; giacché il toso, tosato, tosata terrafermieri qui sono ignorati). Inoltre le desinenze dei nomi propri in er accentati sull'ultima sillaba, onde Cornèr, Falièr, Valièr, Condulmèr, Badoèr ecc., e dei nomi comuni, come formagèr, librèr, murèr. Frequente pure è l'inversione di genere, quale l'uso del maschile per il femminile italiano come el pùlese (la pulce), el rabiezzo (la rabbia); el sempiezzo (la scempiaggine); e viceversa il femminile al posto del maschile, come la bugada (il bucato), la latte (il latte), la lume (il lume), la pùpola (il polpaccio), la scóppola (lo scappellotto), la strassa (lo straccio). Altre caratteristiche sono l'uso del comparativo avverbiale massa per più, donde massa grando, massa belo; i pronomi personali in u, come nu, vu, lu (noi, voi, egli); la forma di cortesia con il pronome inglobato nel verbo, sul tipo di xestu (sei), vustu (vuoi), fasto (fai), distu (dici), vienstu (vieni). Si notino i caratteristici modi di dire avverbiali come a scotadéo (a strappa becco), a burci (a bizzeffe), a torzio (zonzo); a spìssego magnifico (a pizzichi e bocconi); de boto (più tardi); sula tardosa (a tarda ora).

Certe Voci Verbali sono ancor tipiche, quali sarave, vorave, farave, vive ancora a Pellestrina per sarei, vorrei, farei; oppure andao, tornao, magnao per andato, tornato, mangiato, proprie del veneziano antico e vive ancora a Chioggia, in bocca al popolo. Più di tutto l'ampio uso di ga per ha, in funzione ausiliare al posto dell'essere italiano, quindi nol se ne ga gnanca acorto (non se ne è nemmeno accorto), come pure l'impersonale impiego di xe (è) per i casi più disparati. Certo, il dialetto veneziano da un secolo ad oggi, per cause molteplici, ha subìto una violenta compressione soprattutto sul piano fonetico e lessicale. Certe forme specifiche, come filgio per figlio, molgie per moglie, sono sparite. Altre si salvano in aree estremamente periferiche ed isolate come Burano, dove si riscontra ancora zangola per catino, scorosarsi per inimicarsi, ròbestega per antipatica, partesona per ambiziosa eccetera.
(fonte TouringClub)
(Photo by t3mujin)

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