Mostra risollevata dall'effetto Rourke

Mickey Rourke Venezia

Avrebbe voluto un premio anche per l'adorato Miyazaki - magari, come aveva suggerito, la Coppa Volpi per la migliore attrice alla pesciolina Ponyo, protagonista del film del maestro giapponese dell'animazione - ma non ha nessuna intenzione di cambiare il regolamento della Mostra del Cinema. Quello che impedisce di duplicare i premi principali per uno stesso film, come gli ha chiesto sul palco il presidente della giuria Wim Wenders, per onorare così con la Coppa Volpi anche Mickey Rourke, oltre ad assegnare il Leone d'Oro al suo film The wrestler.

Meglio un verdetto di compromesso - come quello uscito da Venezia 65 - ma con la possibilità di allargare a più film la platea dei premiati, che un giudizio duro e puro, che lasci, però, troppe ?vittime? sul campo. Così il direttore della Mostra Marco Müller il giorno dopo la chiusura del Festival più ?tribolato? degli ultimi anni, tracciandone un bilancio insieme al presidente della Biennale Paolo Baratta

E l'aria che tira è quella della soddisfazione per aver limitato i danni, a cominciare dal calo delle presenze. Meno nove per cento - «Il calo delle presenze alla Mostra - ha detto Baratta - è stimato tra l'8 e il 9 per cento rispetto al 2007, e vista la situazione, si può essere soddisfatti e fare delle opportune azioni per crescere, pensando alle opportunità turistiche che si apriranno per il Lido in futuro con il nuovo Palacinema e con altri investimenti su un'isola che ha grandi potenzialità.

Serve, però, presto, una struttura per ospitare i giovani di cui la Mostra ha bisogno. Un camping e se non saranno altri a pensarci, vorrà dire che lo faremo da soli. Credo che anche gli operatori del Lido debbano fare attenzione ai sussurri e grida della stampa straniera: ascoltare in questo caso è solo una buona operazione di marketing. Comunque, la grande nave della Mostra è rientrata in porto. La navigazione, tranne qualche colpo di vento, è andata decisamente bene e possiamo issare il Gran Pavese con orgoglio».

«Il regolamento non si cambia - « Non abbiamo alcuna intenzione di cambiare il regolamento del Festival - ha detto Müller, replicando a distanza a Wenders - e il fatto di non poter abbinare ai tre premi principali anche le Coppe Volpi non è sempre sbagliato. Per la giuria avere dei limiti può anche rivelarsi un vantaggio, visto che già ora, ad esempio, si sono dati un Leone d'argento e un'Osella al film russo Paper Soldier, quando il primo è già un premio sufficientemente importante. Quanto alla Coppa Volpi a Silvio Orlando per la sua interpretazione in Il papà di Giovanna, è anche un premio al suo regista Pupi Avati, il cui film in giuria era piaciuto a diversi».

La difesa del cinema italiano - « Il cinema italiano in questa edizione - ha osservato ancora Müller - esce comunque vincitore anche nelle altre sezioni. E quanto al film di Marco Bechis è stato a lungo in lotta per un premio e anche per questo è stata posta la questione di una modifica del regolamento. Con un altro regolamento, i premi sarebbero stato distribuiti diversamente».

Da parte sua, Baratta ha glissato sulla presunta scontentezza del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi - testimoniata dall'assenza del direttore del settore Cinema Gaetano Blandini, pur presente al Lido per tutto il Festival, dalla serata finale - perché la giuria avrebbe ignorato tutti i film italiani, sostenuti anche a livello ministeriale. «Dal ministro Bondi - ha replicato Baratta - non sono arrivati rilievi di alcun genere».

«Trascurato Miyazaki - La stessa giuria - è stato fatto osservari ieri a Müller - ha rivelato che due terzi dei film in concorso non sono piaciuti, ma il direttore non fa una piega. «La selezione - ribadisce - è solo la trascrizione dell'esistente, di ciò che oggi è sul mercato. E se non sono arrivati dei film come quelli di Jarmush e di Oliver Stone è solo perché non erano pronti». Sulle sue personali preferenze rispetto a quelle della giuria, aggiunge: «Forse c'era da considerare il film di Petzold (Jerichow) e i tre film giapponesi di Kitano, di Oshi e di Miyazaki.

Ma ho detto alla giuria: non sognatevi di dare a Miyazaki un Osella per il contributo tecnico, per un regista che a Venezia ha avuto già il Leone d'Oro alla carriera e che ogni volta che arriva con un suo film fa soffiare una brezza leggera sul Festival! Mi chiedo perché l'animazione di Miyazaki non può andare via da Venezia almeno una volta con un premio importante?»