Il panino in Piazza San Marco fa carta straccia dei divieti

Divieto Picnic Piazza San Marco

Il gruppo - spiega gentile l'accompagnatrice: 40 persone, per lo più tedeschi attorno ai 60 anni, ma anche una coppia di inglesi e quattro ungheresi - è partito da Rovigno alle 5 e 30 di mattina. Sosta cappuccino dopo Trieste, alle 10 pronti in piazzale Roma, zainetto in spalla, orecchio alla guida: poco dopo le 14 - stremati da caldo, monumenti, stupore e camminate - se non proprio stravaccati, se ne stanno belli comodi seduti all'ombra delle Procuratie a mangiare un trancio di pizza ghiotta e appiccicaticcia d'unto comprato in Spadaria, bevendo da una lattina poggiata a terra.

Come loro - appuntamento alle 17.30 al Tronchetto, per tornare al sole dell'Istria o del Lago di Garda - decine e decine di gruppi: alla faccia di ordinanze e divieti, tutti con il loro panino in mano, tutti con mezzo biscotto in tasca da dare ai piccioni per la foto di rito. Nessuna calata dei barbari, nessun saccheggio, per carità: un ordinario giorno di pigia pigia turistico mordi-e-fuggi, panino compreso in Piazza.

Paiono così piovuti da un altro pianeta i bei totem acciaio e marmo che spiegano (invano) come in Piazza sia vietato sedersi e fare picnic, oltre che dare da mangiare ai piccioni e girare a torso nudo. Tra divieti che aumentano di anno in anno, hostess che non ci sono più (quelle ragazze di Veritas «impazzite» l'anno scorso nel correre dietro a questo o quel turista, ma presto tagliate dal budget aziendale), «Angeli della Piazza» giustamente in vacanza (anche i volontari vanno in ferie), per i vigili urbani di San Marco è una battaglia persa quella in difesa del bon ton in Piazza: venti agenti da suddividere in tre turni, per tenere a bada il commercio ambulante in Riva degli Schiavoni come i plateatici in campo San Bartolomeo, un occhio alle tariffe esposte o meno negli stazi di taxi e gondole e, appunto, la giostra-San Marco.
Cercare di convincere 20 mila persone (quante ne sfilano nelle poche ore del pranzo, mediamente, tra Basilica e Palazzo Ducale) ad azzannare altrove il loro panino e a rinunciare alla foto ricordo con il piccione è un'impresa titanica. Di più, vana. «Una pattuglia c'è sempre, stabile, in Piazza», spiega il comandante della polizia Municipale, Marco Agostini, «ma certo è un lavoro complicato: hai a che fare con persone che cambiano ogni giorno, non fai tempo a spiegare il regolamento che subito arrivano migliaia di persone nuove da Chicago come da Budapest o Palermo che non sanno nulla di ordinanze e divieti in Piazza.

I totem neppure li leggono. Le multe? Certo, le facciamo, in media direi sei, sette verbali al giorno per il divieto di sfamare i piccioni e altrettanti per i bivacchi: ma di certo non multiamo la mamma con il bimbo. Prima informiamo, se poi le persone insistono o, come capita, insultano, allora scatta il verbale. Naturalmente non abbiamo alcuno strumento per costringere le persone a pagare subito: non possiamo mica trattenere il loro passaporto!»

foto by http://www.flickr.com/photos/lucacandini/

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