Venezia frenato. Un lampo di Malatesta poi brilla solo il Lecco

Partita Venezia Lecco

VENEZIA. Mettete un Lecco che nel secondo tempo fa tremare il Venezia; mettete anche un freddo cane, che a metà settembre non se l'aspettava nessuno. E allora ecco una partita che nessuno conserverà nella memoria. Nessuno tranne Simone Malatesta, che gioca la prima partita con la maglia del Venezia e va subito sul tabellino dei marcatori. Pareggio, 1-1, nel complesso abbastanza bruttino, perchè - e stiamo in casa veneziana - gli errori e le paure del secondo tempo finiscono per cancellare quel po' di buono che si vede nel primo.

Salita. Anche stavolta la realtà dimostra quando inutili e sballate siano le previsioni dei maghi e sensitivi di turno. Il Venezia dato in svantaggio col Porto stupisce e vince; dato spacciato a Cremona stupisce e pareggia alla grande, e infine dato per sicuro giustiziere del Lecco non va oltre il pari sofferto e meno male che quelli del lago non graffiano. Solito discorso: partite come questa se ne vedranno anche altre, succederà spesso che avversari più o meno quotati arrivino a Sant'Elena per difendersi e colpire in contropiede. Non è un tesoro questo punto, ma non è neanche da sputarci sopra.

Un passettino in avanti, tenuto conto che in settimana arriverà la penalizzazione. Cornice. E' vero che Venezia e Lecco non sono più quelle delle sfide degli Anni Sessanta-Settanta, dei tempi di Benitez e Bertogna o, dall'altra parte, di Toni Pasinato, Schiavo o di un portiere che si chiamava Meraviglia, ed è anche vero - abbiamo detto - che è tempo di soprabito e bavero alto, ma il dato dei 315 paganti è desolante, in assoluto e a maggior ragione per una squadra che ha cominciato bene il campionato. Onore a chi c'era, e gli altri? In spiaggia no, in barca neanche, e non ci raccontino che erano tutti in Riva dei Sette Martiri con la bandiera verde. Ci mettiamo per un momento dalla parte di chi va in campo a difendere i colori del Venezia, magari dopo aver detto sì al contratto tagliato o spalmato. Cosa deve fare per sentire più vicino l'affetto della città? Discorso lungo, ma sempre attuale.

Portieri. Lo specchio della partita sta nella difficoltà di dare un voto ai portieri. Aprea se lo guadagna al 90' volando su una punizione di Sangiovanni (che il miracolo l'aveva fatto otto giorni fa pareggiando a tempo scaduto), mentre orlandi, quello del Lecco, fa una parata in tutto il pomeriggio, su Ibekwe al 14' e poi sbriga l'ordinario.

Buon avvio. Eppure il Venezia comincia discretamente, spinge anche su linee esterne e crea gioco fino all'area di rigore avversaria. Un vivace Anderson propone palloni da sinistra, si cercano soluzioni in mischia - e non è sbagliato, perchè col campo pesante il rimbalzo traditore può sempre venir fuori - e il Lecco si limita ad un paio di azioni, una chiusa bene da Lebran, l'altra sprecata in contropiede. Prima dell'intervallo c'è anche il gol, azione tutta sulla destra, diagonale di Semenzato, rimpallo su Malatesta, che si gira e la mette dentro. Primo pensiero: quando mai il Lecco potrà pareggiare? E invece.

E invece il secondo tempo offre la faccia brutta del Venezia. Una squadra quasi spaventata (ma da chi?), confusa, che non riesce a mettere in fila quattro passaggi. Saltano tutti collegamenti tra reparti. E il Lecco ringrazia. Trova un gol "episodico", perchè Semenzato si mette a dribblare o a far chissà che cosa in area, Corti gli frega il pallone e segna che più facile non si può, ma soprattutto - il Lecco - comincia a comandare, gestire il pareggio, osare qualcosina, anche se poi tutto avapora al limite dell'area, perchè i tiri in porta non si contano. Nel senso che non ce ne sono. Chiusura. E così finisce in pareggio, con i tifosi del Lecco che insultano - ricambiati - i veneziani. Giovedì la partita alla Disciplinare, domenica a Reggio, poi Monza Pro Patria e Padova nell'ordine. Solo chi si abitua a soffrire uscirà in piedi da questa stagione.

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