Al Via la 65esima Mostra del Cinema a Venezia con omaggio a Modugno

Omaggio Modugno Mostra Cinema Venezia

Al via la 65esima edizione. L'Italia, la memoria, l'identità Cantando, la Mostra prova a «Volare». Non solo Coen: in apertura l'omaggio a Modugno per raccontare un grande patrimonio.

MISTER VOLARE, il cantautore pugliese che ha fatto grande la canzone italiana, viene onorato dalla Mostra del Cinema. Sì la Mostra più rigorosa e cinefila degli ultimi anni apre con Mimmo Modugno e lo fa in modo clamoroso, consapevole della grandezza di un uomo che ha stravolto l'immagine italiana nel mondo. Sobria e un po' tetra prima di Volare; brillante e giudiziosamente prepotente dopo.
Per non parlare dell?Italia dove le sue canzoni aprirono varchi e buttarono giù muri, nel costume ancor prima che nelle note. Ma una ragione, e seria, per la scelta di Venezia, c'è anche al di là delle canzoni. Domenico Modugno ha iniziato la sua carriera di artista come aspirante attore al prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia. Come dirlo altrimenti?

ALL'INIZIO fu il cinema; tanto che la sua prima apparizione sullo schermo la si deve a Eduardo de Filippo che lo volle in Filumena Marturano. Era il 1951, l'anno seguente in un film dimenticato, Carica eroica Modugno cantava la celebre Ninna nanna dando vita alla leggenda del cantante siciliano. Più tardi arriveranno pellicole più importanti come Esterina, in cui Carlo Lizzani gli affidò il ruolo di coprotagonista accanto a Carla Gravina. Al cinema più colto resterà poi legato come dimostra l'incontro con lo Zampa di Anni facili e il Pasolini di Cosa sono le nuvole. Ma al Lido sicuramente si celebra il mito, la sua funzione identitaria che passa essenzialmente dalla musica.

Vengono infatti presentati Nel blu dipinto di blu di Piero Tellini, molto più di un musicarello, come provano le presenze di Giovanna Ralli e Vittorio de Sica, costruito sulla falsariga dei celeberrimi versi ripetuti poi in mille lingue del mondo; e il film di cui Modugno volle essere regista, il biografico Tutto è musica. Si vedrà quindi Mimmo cantante che danza che balla, che urla, che avvolge lo spettatore in una antimelodia romantica adatta a rappresenta il cuore della cultura popolare italiana tra i Cinquanta e i Sessanta.

In fin dei conti in Modugno incarna bene quell'Italia da Messina a Trieste, che, rattoppate le ferite, intende cominciare a vivere senza rinunziare al piacere, all'esuberanza dei sentimenti fino a quel momento repressi nello schermo come davanti al microfono. Si capisce allora meglio la scelta della Mostra che pone Modugno accanto all'ospite musicale più importante, quell Adriano Celentano regista del restaurato Yuppi Du, chiamato a premiare il lombardissimo Olmi.

Va da sé che Celentano è l'erede di Modugno, l'unico a saper esprimere nelle stagioni immediatamente successive amori e disagi di un popolo ancora fiero di essere italiano senza troppi distinguo. Anche se al dinoccolato milanese toccherà in sorte il ruolo di primo guastafeste canoro di una nazione che forse si ricostruisce troppo in fretta, in barba alle regole e alle legittime aspirazioni dei più deboli.

INSOMMA è la musica (con Tito Schipa jr. e Giacomo Puccini) la chiave possibile di questo festival, non poi cosi tetro come si vorrebbe. A questa Mostra e al disegno sotteso firmato Muller (che include la retrospettiva "Questi fantasmi") si può attribuire la volontà di fare della musica e delle sue connessioni con lo schermo la chiave di volta di un'azione necessaria: la ricostituzione di una memoria italiana. Se così fosse non sarebbe cosa da poco.

eZ Publish™ copyright © 1999-2009 eZ Systems AS