La Biennale senza Edifici

Mostra Architettura Veneziana

Apre domenica l'undicesima edizione della Mostra di Architettura Veneziana. Un luogo dove, più che costruire, si dà voce al modo di pensare e di progettare gli spazi. Aaron Betsky ci è riuscito. Se il risultato sia positivo o negativo saranno critici, addetti ai lavori e appassionati a decretarlo. Resta il fatto che il direttore della Mostra di Architettura aveva promesso una Biennale senza edifici. E quella ha realizzato. .

Out there. Architecture Beyond Buildings: il titolo dell'undicesima edizione - al via domenica nei consueti scenari dell'Arsenale e dei Giardini - rimarca una volta di più l'idea di fondo che ha guidato l'architetto americano. «L'architettura non è il costruire», «gli edifici sono oggetti», architettura è il modo di pensare e di parlare degli edifici»: i messaggi che Bets Sky invia, con le parole e ancor più attraverso il percorso espositivo, sono martellanti e diretti a un unico scopo.

E per essere chiaro una volta di più, il direttore che viene dal Montana ha fatto scrivere sul muro dell'Arsenale, nell'introduzione alle ventidue installazioni dell'esposizione principale: «Benché l'architettura esista più chiaramente negli edifici, essi sono anche la sua tomba».

La sala che porta verso le installazioni, all'ingresso delle Corderie, è un corridoio dove un cielo stellato pian piano si trasforma in forme sempre più definite. Dietro, una serie di monitor a schermo piatto mandano a ciclo continuo le architetture di celluloide: dalla Liz Taylor di Cleopatra a Keanu Reeves in Matrix, i personaggi di Star Wars e quelli del Mago di Oz. Giusto per ricordare quelli che Betsky chiama «gli spazi ideali nei film, nell'arte, che spiegano ai nostri occhi visioni di mondi immaginari».

Già nei primi giorni di direzione l'allievo di Gehry, che quest'anno ha saputo ricompensare il maestro con un Leone d'oro alla carriera, aveva spiegato di «aver capito più dall'architettura dei film di Antonioni che da quella di Gregotti», con una punta polemica verso l'architetto piemontese,
fra i più fieri oppositori dell'architettura-senza-costruzioni. In ossequio al verbo di Betsky, le installazioni alle Corderie di edifici non ne mostrano.

Al massimo si possono vedere le Three houses for the Subconscious dello studio newyorkese Asymptote: tre case modellate nella galleria del vento, edifici-Ferrari dalle curve morbide. O il Lotus dell'irachena Zaha Hadid: un mobile-casa che ?risolve? in sè le funzioni del riposare, dello studio, dell'immagazzinare e del relax, racchiudendo in un'unica struttura letto, scrivania, schermo, scaffali e guardaroba.

Mentre lo studio francosvizzero di Philippe Rahm propone un'architettura che non si vede con gli occhi ma si percepisce con il corpo: nel suo Digestibile gulf stream due pannelli, uno a terra, l'altro sospeso, creano un gioco di piccole correnti d'aria grazie alla loro diversa temperatura: 28 quello in basso, 12 quello in alto. In mezzo, una stanza fatta d'aria nella quale un gruppo di persone poco o per nulla vestite si dilettano suonando strumenti e leggendo poesie.

Si sostituisce alla natura invece il Nomadic Garden firmato Barkow Leibinger: un giardino componibile dove i cespugli sono fatti di tubi d'acciaio modellati come sezioni di canne d'organo

eZ Publish™ copyright © 1999-2010 eZ Systems AS